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 | Taranto, 13 maggio 2004 – Salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto Il lavoro di ricerca sotto la guida e supervisione del Prof. Antonio Calò, direttore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, raccoglie un percorso di ricerca e sperimentazioni svolto negli ultimi quattro anni (analisi, determinazioni per caratterizzare i vitigni di alcuni siti in agro della provincia di Taranto, e stabilirne scientificamente la loro unicità) è confluito in un volume di gran pregio presentato lo scorso 13 maggio presso il Salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto. |
Alla cerimonia, il prof. Antonio Calò ha esordito ringraziando tutti i colleghi che hanno collaborato alla realizzazione dello studio, rammentando con un certo orgoglio di essere anch’egli tarantino originario di Sava. La sperimentazione di alcuni vitigni del tarentino ha avuto come esito un lavoro di zonazione. Sono stati individuati territori particolari che danno origine a prodotti particolari. La parola “zonazione” deriva dal francese zonage vitivinicolo, ovvero lo studio del clima, del terreno e di tutti quei fattori che contribuiscono a rendere unico il prodotto ricavato da una zona unica e particolare. L’elemento di “unicità” è il lèit motiv del lavoro appunto di zonazione. A differenza del vino di massa o da taglio, il vino coltivato in una zona particolare dà origine ad un prodotto unico di alta qualità. Il prof. Calò ha proseguito con uno splendido excursus storico sulla produzione del vino in Puglia ed anche sul territorio italiano. Ha aggiunto che per fronteggiare il mercato globale, il vino italiano dovrà diventare, come lo è già, un prodotto di qualità. Prima di questo studio di zonazione, il retroterra aveva una totale mancanza di una caratterizzazione dei vitigni e della relativa produzione di vino. Le sue conclusioni sono state tutte a sostegno della importanza della zonazione, che significa “dare connotazione ai vitigni, dare loro un nome, una paternità ed una maternità, che in passato non esisteva. È di estrema importanza dare ad ogni vino una propria individualità, perché in Puglia ed a Taranto esistono i requisiti pedologici. Tutto ciò è infine di vitale importanza per poter affrontare i mercati nel mondo”. Dall’altra parte l’enologia deve ancora fare molto in Italia. Il prof. Calò ha ceduto la parola al dott. Tomasi, studioso che ha collaborato alla sperimentazione in qualità di ricercatore. Una chiara e accurata presentazione powerpoint, ha illustrato in sintesi i risultati della ricerca. Nella provincia di Taranto sono stati individuati per la zonazione un totale di 112 vigneti, suddivisi in otto sottozone, in cui vengono coltivati le stesse varietà di vitigni che presentano caratteristiche omogenee, di cui tre suddivisi in agro di Manduria, Castellaneta e Martina Franca, da cui sono stati selezionati i cloni dei vitigni Negroamaro, Primitivo e Verdeca. La cerimonia è terminata con la degustazione dei vini frutto della sperimentazione e dei prodotti tipici.
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