La cultura del vino e' strettamente collegata al territorio, di cui ne e' una risorsa e ancor piu' rappresenta e testimonia nel tempo l’identita' di un popolo. Dal Lazio alla Sicilia, dalla Toscana al Piemonte, dalla Puglia al Veneto e cosi' via, ogni stagione pullula di manifestazioni culturali legate all’enologia. Di cio' ne e' testimone, tra gli altri, anche il Primitivo di Manduria. La dott.ssa Frullo esordisce con uno slogan quanto mai veritiero: "Il vino e’ vita ed e’ vitale". Il vino e’ infatti un elemento vivo in continua evoluzione. E’ anche una bevanda simbolica, alimento energetico e merce di scambio. Elemento essenziale nelle funzioni socio-religiose. Negli anni Novanta il consumo di vino subi’ un notevole declino, perche’ era intesa come bevanda marginale legata al mondo contadino. Bere deve essere un’arte che si attiene a due regole fondamentali: la misura ed il buongusto. Nel vino c’e’ tanta poesia e amore, lavoro di tanti uomini e donne. La brava enologa continua il suo intervento, focalizzando l’attenzione sugli aspetti tecnici del vino, la sua composizione ed i processi di vinificazione, insomma tutto quello che concerne la "chimica" del vino. Il Vino è una bevanda alcolica ottenuta esclusivamente dalla fermentazione alcolica (totale o parziale) di uva (frutto della vite) pigiata o no, o di mosto d'uva. Ma le conclusioni sembrano lanciare la sfida del futuro: il vino prodotto da vitigni autoctoni, perche’ ogni vino appartiene alla sua terra. La relazione del dott. Giovanni Iacovelli, medico chirurgo e storico della medicina, nonche’ vice Presidente dell’Accademia di storia dell’Arte Sanitaria di Roma, suscita tra i presenti grande interesse e sorpresa, ricca come e’ di curiosita’ relative all’utilizzo del vino nella medicina dell’antichita’. Il vino fu il primo anestetico e disinfettante. La medicina ippocratica recitava: la tua medicina sia il cibo, il cibo sia la tua medicina. Il dott. Iacovelli parte dalle origini, dalla vitis vinifera, risalente al neolitico da 6000 a 4000 anni a.C. Il rapporto millenario tra vino e salute, sancito dal detto Il vino fa buon sangue, viene delineato con una serie di riferimenti storici e letterari. Gia’ Noe’, scendendo dall’Arca, coltivo’ la pianta della vite, produsse il vino e ne bevve tanto da inebriarsi. I riferimenti spaziano dall’epopea di Gigalmeš, re di Uruk ("Passeggiando per il giardino incantato, Gilgameš giunse sulla riva del mare, dove trovò la casa di Siduri, la donna della vigna, colei che faceva il vino. La donna sedeva nel giardino con la coppa d'oro e i tini d'oro che gli dei le avevano donato. Non appena vide Gilgameš, si spavento’, perche’ egli era sporco e coperto di pelli, e corse a nascondersi in casa. Ma Gilgameš infilo’ rapido il piede tra lo stipite e la porta: ― Fanciulla che fai il vino, perche’ spranghi l'uscio? Abbatterò il tuo uscio e sfondero’ la tua porta, io sono il re di Uruk, quel Gilgameš che ha ucciso Humbaba e il Toro del Cielo") fino alla medicina assiro-babilonese, amministrata da sacerdoti e maghi con la testa rasata, i quali organizzavano esorcismi e libagioni per curare le malattie provocate dai demoni. Presso gli Egizi il vino era la bevanda dei ricchi e dei potenti. Come si evince dai papiri medici, in particolare dal Papiro di Ebers del 1550 a.C., la funzione di farmacista veniva generalmente svolta dai sacerdoti e dai medici. Le medicine erano tutte a base di grasso, acqua, latte, vino o birra, ai quali si aggiungeva, per renderli più graditi, un po' di miele. Il vino era presente in Egitto come eccipiente nella strana farmacopea egizia: - come anestetico
- disinfettante di ferite e piaghe
- utilizzato nei riti di imbalsamazione
Ma la civilta’ che diede maggior lustro al vino fu l’antica Grecia, tra cui il dio Dioniso del panteon greco, che divento’ Bacco (dio ambiguo e bizzarro), le cui sacerdotesse allietavano con il tamburello, ballando e suonando durante le feste dionisiache (o baccanali). O ancora il Simposio di Platone, seguito da numerosi altri esempi appartenenti al mondo greco, mentre con Ippocrate nel IV secolo a.C. i riferimenti all’utilizzo del vino in medicina sono molteplici come anche nel II secolo a.C. nel De Materia Medica di Pedano Dioscoride. Anche i Romani utilizzarono il vino come anestetico e disinfettante, mentre con Orazio e Virgilio il vino entra nel regno della poesia. Nelle Georgiche Virgilio descrive la viticoltura come la piu’ difficile delle "arti" agricole, mentre Orazio nel Carpe Diem canta il vino quale rifugio e sollievo per i mali della vita, elemento di equilibrio e misura della felicita’. Nel Medioevo il vino assume valore simbolico come sangue di Cristo, ragion per cui nei conventi si conserva la cultura del vino. Vino ancora come status simbol sulla tavola dei ricchi, dei potenti e degli ecclesiastici (Bacci De Naturali Vinorum). Ritornando all’uso del vino in medicina, Iacovelli fa riferimento alla scuola medica salernitana nata per l’appunto a Salerno nell’anno 1000, che fu la prima in Occidente con la denominazione "Regimen Sanitatis", in cui si descrivono i tipi di vini e le modalita’ del bere: fortia, formosa, fragantia, frigida, fusca … Nel Settecento Giovanni Battista Davini scrisse "De potu vini calidi" libro raro (1725), una dissertazione sull'utilità terapeutica o meno di ricorrere alle bevande ed ai bagni caldi o freddi. Il vino e salute nei tempi moderni ha un ruolo principale nella prevenzione delle malattie dell’apparato cardio-circolatorio. Il vino ha infatti effetti protettivi sui vasi (ricerca Jama del 2000). L’ultima ricerca dell’Universita’ di Yale, ha evidenziato su un campione di 2.800 anziani over 60 che il vino riduce il rischio di scompenso cardiaco. Le ricerche sugli effetti del vino sulla salute umana sono state condotte anche dall’Universita’ La Sapienza di Roma, dal CNR e dall’Istituto Superiore della Sanita’. I risultati si concentrano sugli effetti del resveratolo (composto naturale presente nell’uva), nonche’ sostanza antivirale che assunta nella misura di 70-80 gr. al giorno (corrispondenti al famoso bicchiere di vino quotidiano) e’ utile all’organismo come complemento del pasto, favorisce la digestione con sole 7 calorie e ritarda l’invecchiamento. L’intervento del dott. Iacovelli si chiude con una serie di detti, piu’ o meno famosi, saggiamente commentati: se e’ vero che "il vino fa buon sangue" e’ vero anche che "il vino e’ buono per chi lo sa bere" e ancora " Se vuoi vedere il medico dalla finestra, bevi un bicchier di vino prima della minestra". |