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 | Pare che la strategia dominante della produzione vinicola sia quella di abbattere la diversità dei ceppi di vite, con la conseguente omologazione delle produzioni; questo sta avvenendo con l’adozione e la diffusione di impianti a partire da vitigni selezionati in vivai.
Mentre per i paesi extraeuropei questa strategia sta dando buoni risultati (si riesce a produrre vini di qualità per dei paesi con poche radici storiche), invece nelle nostre regioni (con forti radici e tradizioni storiche), l’abbattimento della biodiversità delle colture sta assottigliando di conseguenza anche la qualità della produzione. |
Vediamo brevemente quali potrebbero essere le soluzioni a questo problema, con particolare riferimento al territorio italiano. Innanzitutto diciamo che i vitigni del territorio italiano sono distinguibili in quattro gruppi: - Autoctoni di grande diffusione (Nebbiolo, Sangiovese, Aglianico, Trebbiano)
- Autoctoni diffusi in piccoli areali (Fiano di Avellino, ecc.)
- Autoctoni silenti (relegati nelle collezioni)
- Vitigni – reliquia (i senza nome, centinaia di ceppi presenti i molti vigneti abbandonati)
Come valorizzare quste produzioni che affondano le radici nella tradizione colturale delle nostre regioni ...
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